Hans Fallada – Nel Mio Paese Straniero (2012)

 

 

Italian | AZW3/EPUB/PDF | Pagine: 242 | Sellerio | 2012

 

Nel settembre del 1944 Hans Fallada fu internato nel manicomio criminale di una cittadina prussiana per un atto di violenza compiuto durante una forte ubriacatura. Nel corso della reclusione, l’autore di E adesso, pover’uomo? e Ognuno muore solo, lo scrittore del «kleiner Mann», il piccolo uomo tedesco su cui la storia passa possente e indifferente come uno schiacciasassi, decise di stendere il diario della sua vita sotto il nazismo. E lo fece, di nascosto dai suoi carcerieri, vergando fogli con una specie di crittografia, in uno stile concitato e drammatico, a compilare un fascicolo che avrebbe intitolato: «L’autore non gradito. Le mie memorie dei dodici anni sotto il terrore nazista». Era stato un romanziere di grande successo, l’avvento di Hitler aveva spezzato la sua carriera, e la sua vita e il suo stesso equilibrio, con una serie ininterrotta di vessazioni e umiliazioni ma, a differenza di tanti altri esponenti della cultura tedesca, mai aveva voluto lasciare la Germania, pur avendone avuto occasione; e adesso, intuendo la fine della guerra, voleva lasciare ai posteri la spiegazione (più che la giustificazione: non avendo nessuna colpa) del suo rifiutato esilio, o meglio: del suo esilio in patria. È questo libro, rimasto inedito a lungo tra le carte dell’autore, e pubblicato in Germania solo nel 2009. Fallada fa i conti con se stesso e racconta dal basso la vita nella dittatura, in una miniatura quotidiana ma in cui balenano di continuo i grandi personaggi come protagonisti di un romanzo, con dialoghi immaginati e monologhi interiori. Il memoriale di un’innocente catastrofe personale che è anche il documento fedele al millesimo, volutamente privo di ogni autocoscienza ideologica, storica o politica, del mondo dei tedeschi qualunque sotto Hitler, dall’incendio del Reichstag alla guerra. Perché Fallada non è soltanto lo scrittore del «kleiner Mann»: è lui il kleiner Mann e non cerca di nasconderlo. «Perché mai devo fare dell’altro, oltre a descrivere l’esistente? Sono forse un riformatore? Un educatore? No, sono soltanto uno che sta a descrivere», «È vero, sono un debole, ma non sono cattivo, non lo sono mai stato». Che suona, nel suo disarmato consegnarsi all’abisso, come l’eco più miseramente tragica della maledizione alla terra che ha bisogno di eroi.

 

 

 

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