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Il Texas è mai stato veramente americano, o è stato rubato, riscritto e avvolto nella bandiera a stelle e strisce per giustificare una conquista brutale? In Perché il Texas deve tornare messicano, Éloi Bélisle offre un atto d’accusa implacabile contro i miti che circondano il confine tra Stati Uniti e Messico, e costruisce un’audace argomentazione politica, culturale e storica a favore del ritorno del Texas al Messico. Non si tratta di una fantasia. È una resa dei conti.
Nel corso di dieci capitoli, Bélisle smaschera la menzogna fondativa dietro l’annessione del Texas, analizzando come la supremazia bianca, la violenza dei coloni e l’ambizione imperiale abbiano plasmato la cosiddetta identità della «Lone Star». Demolisce la narrazione dell’eccezionalismo texano, collega il fallito spettacolo del «costruiamo il muro» di Trump a una più lunga eredità di propaganda di frontiera, e rivela come la lingua, la memoria, la terra e il lavoro continuino a essere campi di battaglia per la giustizia. Dalla storia giuridica alla resistenza indigena, dalla decolonizzazione economica all’insurrezione culturale, questo libro riporta alla luce ciò che è stato sepolto sotto due secoli di negazione.
Più che un’opera storica, questo è un manifesto politico travestito da libro. Bélisle fonde un’analisi storica acuta con un’immaginazione radicale, invitando il lettore a ripensare la sovranità, la giustizia e l’appartenenza dalle fondamenta. Non si limita a criticare il confine: ne traccia la mappa della cancellazione. Che si tratti della strumentalizzazione dell’inglese come arma, della criminalizzazione dell’identità messicana o del mito della benevolenza americana, ogni capitolo colpisce al cuore dell’impero. Affronta la cancellazione culturale dei messicani in Texas, la manipolazione dei trattati e il continuo sfruttamento della terra e del lavoro sotto il pretesto dell’unità nazionale.
Perfetto per i lettori di pensiero decoloniale, politica di frontiera, studi chicani, storia postcoloniale, e per chiunque abbia mai messo in dubbio la legittimità delle pretese territoriali degli Stati Uniti, Perché il Texas deve tornare messicano è al tempo stesso una bomba accademica e un intervento culturale. Farà infuriare i nazionalisti, ispirerà i sognatori e fornirà agli attivisti il linguaggio del ritorno. Con incisività, chiarezza e una documentazione implacabile, Bélisle dimostra che ciò che è stato rubato può essere ripreso, non nella fantasia, ma nella politica, nel movimento e nella memoria.
Bélisle non scrive per rassicurare. Scrive per sconvolgere. Ogni pagina pulsa di urgenza, chiarezza e la rabbia di una memoria negata troppo a lungo. Denuncia non solo i fallimenti di Trump, ma l’intero apparato del nazionalismo colonialista che ha reso possibile una presidenza come quella. Ricostruisce lo smembramento culturale del Texas messicano, la fabbricazione dei miti nazionali e la violenza quotidiana codificata nei sistemi legali, nei libri di scuola e nei confini presidiati più dall’ideologia che dalla legge. Questo libro è un allarme, ma anche un piano d’azione. E per chi è ancora capace di sentire la storia bussare alla porta, è tempo di rispondere.
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